PRINCIPI



principi

Rifiuto materiale e rifiuto immateriale, ecologia globale, ecologia della mente e ecologia culturale: questi i principi che ispirano i nostri interventi.
Restituire, attraverso la politica del fare, della pratica quotidiana e dei percorsi creativi il giusto valore alle parole, violentate, abusate e svuotate del loro significato.
Ripristinare una coerenza tra valori enunciati e pratica quotidiana. Tra i valori enunciati, la propria visione del mondo ed i relativi processi creativi.
Andare oltre la categoria effimera e superficiale del “divertimento” a tutti i costi quale paradigma totalizzante che ha permeato un’epoca di decadenza sociale e culturale, per sostituirla con la “gioia del fare”, che vive nella profondità del nostro essere e si esplicita nella “creazione” intesa nel senso più ampio del termine, ma che talvolta si ottiene attraversando percorsi di sofferenza e di appassionata dedizione.

Il recupero del Rifiuto materiale ed immateriale come prassi di vita e possibile fonte di ricchezza.

Con rifiuto materiale intendiamo lo scarto di beni di consumo inutilizzati o considerati inutilizzabili, o per la maggior parte frutto di desideri e bisogni indotti, che intasa i nostri luoghi di vita e le nostre menti. In parallelo, il concetto di rifiuto immateriale inteso come scarto umano delle dinamiche economiche, sociali e culturali: soggetti o categorie ai margini del processo produttivo, non appetibili dal mercato in quanto non potenziali consumatori. I diversi, gli esclusi, gli emarginati. Dinamiche che si manifestano sia nel rapporto nord sud del mondo, che all’interno delle società ricche come esclusione sociale, o fenomeni sempre più vasti di marginalizzazione.
La discarica di Maputo è stato il luogo privilegiato per realizzare e vivere sul campo la realtà del “rifiuto” tout court. Il luogo dove vanno a confluire e ad intrecciarsi in un unicum, in una sorta di drammatico cortocircuito esistenziale, quindi anche visuale, il rifiuto materiale e il rifiuto immateriale: l’uomo ridotto esso stesso alla condizione di rifiuto tra i rifiuti.

Ecologia globale.

Una visione ecologica in un senso che va molto oltre le preoccupazioni immediate della protezione dell’ambiente. Come esseri umani non possiamo permetterci di sacrificare il locale per il globale, lo “spirito” per la materia. Intendiamo il pensiero filosofico, lo sviluppo culturale ed umanistico quale base di un possibile sviluppo economico equilibrato. Dovrebbe essere il pensiero, la consapevolezza, l’elaborazione filosofica a dettare le linee guida dello sviluppo tecnologico ed economico. Diventa prioritario diffondere la consapevolezza che la felicità non dipende da ciò che consumiamo e che, con i nostri stili di vita e le nostre scelte di acquisto, siamo responsabili del futuro del mondo. É questa la missione più impegnativa di una nuova cultura umanista. Ed è una questione, prima di tutto, di ecologia della mente.

Ecologia della mente.

Riconvertire un pensiero condizionato e limitato ad ambiti ristretti verso una condizione di maggior apertura e ricettività: un’operazione indispensabile per dare spazio alla possibilità di riequilibrare le distorsioni del sistema economico, recuperare valori, crescere e comprendere sempre di più. Questo è un aspetto dell’Etica, intesa come espressione libera di una coscienza matura e responsabile.

Ecologia culturale.

Una corretta ecologia culturale dovrebbe privilegiare la qualità delle esperienze, piuttosto che la quantità. Eccentricità, originalità a tutti i costi non possono salvare la bellezza. La stragrande maggioranza delle sensazioni e delle emozioni che proviamo non sono di fatto esperienze ma solo un continuo ed inarrestabile flusso di stordimenti ed intontimenti funzionali a quel processo d’infantilizzazione che vanno nella direzione del divertimento a tutti i costi, funzionale a determinati stili di vita e di consumo.
L’esperienza è qualcosa d’altro, essa implica non solo un rapporto serio di interazione con l’ambiente ma sopratutto un’istanza etico estetica verso il miglioramento incessante di se stessi. L’artista, il creativo dovrebbe essere catalizzatore delle istanze sociali, spirituali ed interiori dell’uomo per trasformarle in adeguati linguaggi comunicativi, quindi proiettarli nel divenire. Un flusso in continuo movimento.