LA LIXEIRA

IL CONTESTO AMBIENTALE


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Maputo, capitale del Mozambico, 1 milione, forse 2 milioni di abitanti. I quartieri benestanti arroccati nel centro della città e man mano che si va verso la periferia per lo più distese di case, capanne senza servizi dove si gratta la sopravvivenza quotidiana con le unghie e con una serena e lenta forza della disperazione. Metafora planimetrica delle geometrie economiche e sociali del nostro pianeta.
A Maputo, non proprio in centro città ma neanche in periferia, c’è il Bairro di Hulene, chiamato il quartiere della Lixeira poiché sorto intorno alla grande discarica della città. Montagne di spazzatura stratificata sovrastano l’abitato, le cui pendici cominciano a strabordare sulle case, abitazioni costruite con i materiali più vari e disparati.
Circa settecento famiglie ogni giorno scavano la risicata sopravvivenza in queste nuove miniere della modernità. Scavano. Raccattano plastica, bottiglie, tappi di metallo, pezzi di corda, avanzi di cibo, qualsiasi cosa che possa fruttare alla fine della giornata una stentata sopravvivenza per sè e i propri familiari.
Il riverbero del sole, il baluginio che si sprigiona dai riflessi dei vetri, della plastica o di quant’altro, le figure in silhouette che si muovono leggere in controluce dietro la cortina di fumo e polveri, creano uno scrigno surreale nella sua dimensione di cruda e nauseante bellezza.
Scenario metafisico, immagine traslata del nostro mondo asetticamente moderno, una sorta di utopia rovesciata del nostro destino. Dove la vita, contro ogni aspettativa, pullula, la creatività esplode e l’amore dilaga. Seppur nella miseria e nella privazione, lungo percorsi comunque lastricati di dolore e troppo spesso di sopraffazione.