Galleria Samito

La prima volta che abbiamo incontrato Samito nella lixeira aveva 9 anni. Suo padre era ed è malato, a Samito il compito di sostenere la famiglia sulle sue fragili spalle. Silenzioso di natura, lo sguardo dolce e disarmante, Samito, nonostante la sua giovane età lavorava in solitario, a differenza di tanti altri suoi colleghi che preferivano lavorare in gruppo. Si alzava sul fare dell’alba e si avviava lungo le montagne della lixeira, lo aspettava una giornata di duro lavoro tra rifiuti, polvere e fumo. L’attesa dei camion con la spazzatura, lo scavare le putrescenti montagne dei rifiuti in cerca di quel qualcosa con cui assicurare una stentata sopravvivenza per sè ed i suoi cari. Il pranzo con il cibo raccattato, troppo spesso putrefatto, condiviso con Manuel, un signore dalla salute cagionevole che ha la sua casa nella discarica, il riposo e poi sul finire del giorno, la scuola. Con l’aria di chi la sa lunga, lui piccolo uomo, trafficava i prodotti da lui raccolti alla pari con gli adulti e i capibanda della lixeira. Oggi ha 14 anni, continua a lavorare nella discarica ed è un allievo del laboratorio di comunicazione A Mundzuku Ka Hina. Il reportages, realizzato dai suoi colleghi, ci vuol narrare la vita di Samito nella discarica, accompagnato da un’interpretazione del mondo interiore di Samito, paradigma di una fetta di umanità cui è stata sottratta l’infanzia.

Samito figlio della lixeira

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