Buon Natale

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UN BUON NATALE SEPPUR IN RITARDO AI NOSTRI AMICI E SOSTENITORI
Quest’anno abbiamo dedicato le nostre cartoline di Natale al dramma degli albini. In attesa che arrivino le altre vi proponiamo la prima, nelle 2 versioni in italiano e portoghese.
Qui di seguito un report sui nostri percorsi, su come siamo arrivati a realizzare queste cartoline.
Oggi vigilia di Natale non abbiamo avuto corrente elettrica. Non possiamo accendere i computer per procedere con il nostro progetto grafico, le cartoline di Natale incentrate sul problema degli albini. L’aula senza i nostri 2 ventilatori in dotazione di cui uno ha tirato le cuoia l’altro giorno, in questi giorni di afa estiva è un forno. Diversi allievi sono malati.
Poco male. Facendo tesoro di uno dei nostri principi, trasformare le criticità in opportunità, decido un cambiamento di rotta. Tutti sotto il grande albero giù nella frescura. Faccio sistemare in semicerchio qualche banco rubato dalle aule scolastiche e distribuisco a tutti penne e quaderni. Chi non sa scrivere sarà accompagnato da un collega tutor. Un bel mix “emozionale” che va dagli allievi dodicenni ai 30enni, studi elementari, medie, superiori, un universitario (con tutto quello che questa parola può significare a queste latitudini), qualcuno analfabeta ma con pregnanti esperienze di vita a supplire.
Come ogni nostro inizio lavoro anche questa volta abbiamo cominciato il percorso sugli albini con una meditazione guidata incentrata sul cuore e sull’identità archetipica, fino a diventare noi stessi albini per provare cosa può significare emozionalmente, in questo momento spietato, quella condizione di essere. È stato un viaggio emozionalmente duro ma che ci ha permesso di affrontare il problema oltre gli stereotipi e gli slogan di maniera. Spero.
Ho chiesto poi ad ognuno di riassumere il suo viaggio interiore in una parola/emozione, quindi in una immagine onirica, che abbiamo poi, nei giorni seguenti, trasformato in fotografia.
Abbiamo trovato nel bairro 2 ragazzi albini, un ragazzino ed una ragazzina, che si sono prestati al gioco. Non è facile lavorare con gli albini. Sono estremamente delicati e sensibili alla luce ed al caldo, gli occhi perennemente socchiusi, hanno grossi problemi di vista e conseguenti espressioni.
Emanuela, la sorellina di Nuro, uno dei nostri ex allievi, è molto rigida, robusta, mono espressiva, il volto brufoloso ed impacciato. Paolo al contrario, minuto, nonostante la sua manifesta fragilità che ti crea problemi solo a toccarlo quasi una paura di romperlo, una presenza scenica straordinaria, una volontà pazzesca, una pelle quasi di alabastro, traslucida. Tanto che in alcune foto il suo volto sembrava un po’ sfocato, in realtà un semplice effetto pelle.
A poco a poco gli allievi sono entrati nell’animo e nelle difficoltà dei nostri attori e ad interagire, ma soprattutto ad adeguarsi alle caratteristiche dei soggetti. Sono soddisfatto del servizio realizzato.
Ora abbiamo una parola, un’emozione ed una foto. Per la nostra cartolina di Natale ci manca un testo che riassuma la problematica ed il nostro punto di vista, forse una poesia, uno slogan.
Oggi può essere il nostro giorno per concludere questa prima fase preparatoria. Non ce la faremo sicuramente a finire la nostra cartolina per Natale, ma l’importante è interiorizzare un processo, riuscire ad esprimere attraverso il media prescelto una sensazione, un’emozione, a comunicare con la forza o la delicatezza necessaria un messaggio.
Lavorare all’aperto sulle suggestioni del vento mi restituisce un senso di pienezza e di leggerezza. Un ritorno agli anni della ricerca e della sperimentazione senza l’ossessione dei tempi, quando una grotta, la riva di un fiume, un bosco diventavano luoghi privilegiati del confronto aperto e fucina di idee. La fretta del fare, una metodologia dei processi creativi incasellata nei manuali e nelle regole e non tarata sull’intuizione e sulle suggestioni del momento, ci ha privati di questi piaceri antichi e talvolta di un pizzico di profondità.
Creare circuiti mentali attivi, stimolare i centri di percezione in un luogo dove la pedagogia, l’insegnamento è passività, dove i ragazzi hanno difficoltà ad esprimersi, il vocabolario limitato, mettere insieme due parole, analizzare con la propria testa e con la propria anima, una impresa improbabile.
Chiedo ad ognuno degli allievi di costruire intorno alla parola da loro scelta una frase, un rigo, un verso di poesia che riassumesse in se la fotografia da loro realizzata….
Silenzio, imbarazzato. Non sono abituati ad esprimersi. Ogni inizio di questi confronti è talvolta esasperante. La paure e le abitudini, le incrostazioni mentali che ci impediscono di agire, brutte bestie da sconfiggere.
Talvolta sembra come tirare per la cavezza un mulo riottoso, impiantato con le zampe per terra. Fino ad arrivare al punto di dire questa volta non ce la facciamo. Poi quasi per miracolo, quando sto per rinunciare, un piccolo bagliore. Una mezza frase rompe l’imbarazzo, a questa lentamente, quasi incespicando se ne aggiunge un’altra e poi un’altra, fino a diventare un fiume in piena contornato dal fruscio delle foglie, dagli uccelli che, incuriositi, vanno e vengono e dai rumori che arrivano dalla strada. Se poc’anzi la mia funzione era di stimolare, ora si è trasformata in quella di contenere.
L’ultimo esercizio di questa fase, mando tutti gli allievi, ognuno per conto suo, con il suo quaderno, in silenzio in giro per la scuola, per strada, per il bairro, dove l’intuito o un proprio filo interiore li può portare. Ognuno di loro deve cogliere un oggetto, una persona, un particolare, una qualsiasi cosa tocchi la propria sensibilità poiché intorno a quel particolare scelto dovrà costruire una metafora significativa di quella condizione degli albini fin qui emotivamente esperienziata.
Abbiamo ora sui nostri quaderni tante parole, versi, immagini in parole, quante le esperienze vissute e riportate da ognuno di noi. L’ultima tappa, compito da fare a casa è accorpare 3, 4, 5 versi che possano costruire una poesia finita in sé e al tempo stesso accompagnare e dare spessore alla foto scelta da ognuno di noi.
Staremo a vedere, ma sono fiducioso.15672590_742621515894462_3616376570388008082_n

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