visit this site right here wap tamil
Lime Torrent
torrents tracker

Rush finale

Silvestre

Siamo ormai al rush finale. Altre 3 settimane e chiudiamo un altro ciclo. Qualche giorno fa è venuto a trovarci nel nostro laboratorio Silvestre, un allievo del primo anno, al tempo abile ballerino e bel ragazzo desiderato dalle donne, oggi sembra con il fegato spappolato dall’alcool e la mente dalla dipendenza. Nonostante tutto continua il suo lavoro alla lixeira. Aveva la mano sanguinante e chiedeva un aiuto. Gli ho lavato al mano, tagli profondi procurati da una bottiglia mentre raccattava o scavava nella lixeira. Gli ho suggerito di andare in ospedale per mettere dei punti e disinfettare al meglio, l’avrebbe accompagnato Fred e noi ci saremmo fatti carico delle spese. Ha declinato con decisione l’invito, non so se per il timore che l’ospedale incute in tanti, timore, visto come funzionano le cose e come vengono trattati non del tutto infondato o per quell’abitudine ormai in lui consolidata che lo ha sempre tenuto dentro il bairro, perso quando esce dalle dinamiche del Bairro. Come un guscio protettivo al di là delle spacconate di maniera. Gli ho fasciato la mano ed è andato via.
Nel primo pomeriggio, sono passato davanti alla lixeira diretto a casa di Samido. Silvestre barcollante dall’alcool tentava di attraversare la strada, progrediva per pochi incerti passi, sfiorando chapa a tutta velocità, macchine, chopela e moto per poi rinunciare al tentativo e tornare indietro. La scena si è ripetuta varie volte e fintanto che è rimasto nella mia visuale non è riuscito ad attraversare la strada. Metafora amara della sua vita e del suo procedere nei percorsi della vita.
Giovedì scorso è stato nostro ospite Ricardo Mota, direttore di RTP (radio televisione portogallo). Lo avevamo lasciato l’anno scorso in coma su di un letto di ospedale a seguito di un grave incidente. Poche speranze di vita. Ci ha raccontato della sua “morte” e del suo ritorno. Di cosa significa ritornare alla vita, dei cambiamenti intervenuti in lui, del modo diverso con cui guarda la vita, con cui vive i piccoli gesti della quotidianità dopo aver attraversato il tunnel della morte. Un incontro commovente e toccante.
Ieri, diversi allievi sono andati al cimiterio. Seppellivano il figlio di Louis di appena due anni. È morto in casa dei nonni. La minestra era pronta, lì sul fuoco di carbone o legna. Il nonno ha chiesto ad uno dei nipotini, una mininha (bambina) di nove anni, di andare a prendere la minestra e portarla per cena. La mininha diligente ha obbedito quel che le era stato richiesto. Solo che, lungo il tragitto, è inciampata ed ha versato la minestra sul figlio di Luis che dormiva come di consuetudine su di una stuoia per terra. Se il dolore dei genitori è grande, se il rimorso dei nonni inconsolabile, personalmente non riesco ad immaginare ciò che può passare per la testa e l’anima della bambina che ha causato l’incidente. Un tremendo fardello che in un modo o nell’altro si porterà per tutta la vita. Per essere stata diligente. È comunque una storia del Bairro abbastanza comune.
Oggi ci hanno raccontato la storia, tragica in sé, surreale nel confronto con la perversa ottusità della burocrazia. Costretti a passare da ufficio in ufficio nel tentativo di riportare il corpo del bambino nella casa di Maputo dall’ospedale del paese del nonno. Il sole cocente, l’aria afosa, la refrigerazione della celle frigorifero dell’ospedale, chiaramente non funzionavano. Mentre la calura portava i suoi tremendi effetti sul corpo del bambino, gli amici ed i familiari, forti della propria semplice ignoranza, cercavano di districarsi disperatamente nei labirinti della burocrazia ma al tempo stesso di recuperare “Pedras de gelo” (pietre di ghiaccio) per fermare il decadimento del corpo. Tutti gli impiegati dei numerosi uffici cui sono dovuti passare per poi ritornare come un perverso gioco dell’oca all’ufficio di partenza e ricominciare daccapo, animati da profonda umanità e solidarietà tra simili, vivevano la tragica vicenda unicamente come possibile fonte di guadagno extra. Anche questa è l’Africa, dura e spietata con i deboli, acquiescente e servile con i potenti. Quante similitudini posso cogliere con una terra che ben conosco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *