visit this site right here wap tamil
Lime Torrent
torrents tracker

Storia di Justino

DSC_5557

Abbiamo ripreso il discorso di ieri. La condivisione. Ho chiesto a Justino, il nostro scrittore new entry nel laboratorio, di parlarci del suo “sogno”. Si è seduto di fronte agli altri. Prima che Justino iniziasse a parlare ho chiesto a tutti, uno per uno, cosa significa per loro la parola sogno. E’ uscito fuori che il sogno può essere ciò che vedi mentre dormi, bello o orribile. Per altri è anche ciò che esprime il tuo desiderio più profondo, la molla che muove l’uomo e gli fa scalare le montagne. Superare le difficoltà più estreme. Poi Justino ci ha parlato del suo sogno.
Quello di essere scrittore, di scrivere.
Lui piccolo bambino della lixeira. Padre alcolizzato. Doveva aiutare la famiglia per cui da bambino andava nella lixeira a raccattare cibo e sopravvivenza… all’età di sei anni ha avuto questa sorta di folgorazione passione. Ha incominciato a leggere e scrivere. Poesie, piccoli racconti. Il momento più duro quando il padre tornato a casa ubriaco gli ha distrutto tutti i suoi quaderni. Specchio della sua anima. Ma lui ringrazia Dio di avergli dato questa opportunità e possibilità, approfondiremo. Ha scritto il suo primo romanzo. 150 pagine. La volta precedente, quando si presentò con il CD con il testo del suo romanzo chiedendomi se potevo fare qualcosa, avevo capito male, oltre mille pagine. Mi era preso un colpo. Attraverso il suo romanzo vorrebbe parlare della vita del bairro. Partendo dal suo percorso di vita fare un escursus sulla storia del Bairro dai tempi della guerra civile ad oggi. Parlare delle condizioni di vita e dei percorsi che gli adolescenti, come lui è stato, si trovano ad affrontare. Ha negli occhi la meraviglia e la forza del sogno. Non so come abbia fatto da solo a crearsi dei riferimenti letterari o semplicemente a procurarsi dei libri, viste le sue condizioni economiche o semplicemente libri a giro qui quasi non esistono. Probabilmente ha cominciato con quelli che raccattava nella lixeira. Come non so se ha realmente acquisito una certa capacità di scrivere, non so leggere il portoghese. Di miracoloso è che in quelle condizioni ha comunque scritto un libro di 150 pagine. Ho preso contatto con i responsabili dei giornali. Mi hanno promesso che faranno leggere il libro. Almeno per capire se c’è un talento da sviluppare in quella direzione. Ho chiesto poi ai ragazzi se ciò che cerca di fare Justino, in mezzo a così tante difficoltà, di fronte a così tante emergenze concrete ha per loro un senso. Tutti con varie sfumature hanno risposto che si, ciò che cerca di portare avanti Justino ha una sua ragione d’essere, è bene che lui insista. Justino ha ridato voce a chi non ha possibilità di parlare, ha ridato la parola a chi non ce l’ha. E’ riuscito a dar voce alla sua anima. Con parole molto più semplici di quelle con cui sintetizzo siamo arrivati alla conclusione che il poeta lo scrittore l’artista in generale è l’anima critica della società.
Poi ho chiamato Nuro. Seppur reticente è andato avanti nel racconto del suo sogno durante l’esperienza del giorno precedente. Ha detto che Dio era alla sua destra il diavolo alla sinistra. Il diavolo lo tentava e lui era di fronte ad una scelta: doveva scegliere tra Dio ed il diavolo. Ma aveva paura di dire che sceglieva Dio perchè sapeva quale sarebbe stata la reazione del diavolo. Ma d’altro canto il diavolo lo tentava con la carne, la gancia (mariujana) e le donne, le cose che a lui piacciono di più. Ma sentiva nel suo profondo che il diavolo lo voleva portare con se per ammazzarlo. -Sto ancora tremando adesso se ci penso. Ha concluso. Ho chiesto quale fosse stata la sua scelta. – Non c’è stata scelta perchè nel momento della scelta Roberto ha detto di aprire gli occhi. Mi ha chiesto cosa pensavo di tutto ciò. Gli ho risposto che secondo me sono due parti del suo essere, ambedue presenti in lui e che prima o poi sarà chiamato ad operare una scelta. In quel momento non potrà scappare.
Nelson ha poi aggiunto che gli fa paura rimanere nel silenzio con gli occhi chiusi. Gli ho risposto che è molto facile guardare gli altri o l’esterno, più difficile e duro guardarsi dentro. Molti uomini hanno paura di guardarsi dentro. Altri scappano nel rumore e nell’agitazione per non guardarsi dentro. Altri ancora sono terrorizzati di guardare il nero della propria anima. Ma che se vogliamo capire gli altri, interpretare gli altri anche attraverso le foto, dobbiamo imparare ad osservare, sopratutto ad osservarci. D’altronde capisco anche che in una situazione ambientale promiscua, dove si vive tutti insieme, dove il rumore esterno, la presenza altrui, il brulichio vitale sono fattori inderogabili, dove la vita è pulsione e movimento continuo, è difficile avere momenti di riflessione o solitudine.
Paulo. il nostro ragazzone, alto come una pertica, con la testa che passa in continuazione da una fascinazione ad un’altra, l’uomo dalle mille domande inutili, comunque vincitore del premio simpatia del nostro piccolo concorso. A questo giro ha l’aspetto più da adulto, non pone più domande a raffica e sembra più concentrato. Mi ha chiesto un esercizio per rafforzare la concentrazione. Semplice, domenica che hai la giornata libera, quando ti svegli chiudi gli occhi e rimani in silenzio nella tua stanza. Fino a quando? Fino a quando arriva sera. Ma a casa di Paulo c’è confusione ed è impossibile rimanere da soli. Hanno replicato gli altri. Vai fuori del bairro, trovati un albero e rimani lì fino a sera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *